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Quell'anno sul lago, Aligi Sassu l’antifascista a Zorzino


1944 - Aligi Sassu - Zorzino

Questo dipinto di Aligi Sassu è intitolato «Zorzino» ed è datato 1944, a testimoniare la presenza dell’artista nel borgo di Riva di Solto, sulla sponda bergamasca del lago d’Iseo.


Sino a qualche anno fa si poteva ancora trovare qualcuno che — in quegli anni di guerra — era andato in bici a Lovere a procurargli pennelli e colori, oppure che sapeva indicarti la dimora dove abitava, ceduta nel ’59 a un amico del posto che ne ha fatto un ristorante-albergo (il «Miranda»). Tramite l’amico Giacomo Manzù, era stato l’industriale Primo Minervino, a invitare Sassu sul lago, per realizzare un affresco nella sua villa. «Venga a trovarmi, caro Sassu, e vedrà che bel posto!».


Sassu ci andò con Fernanda, la prima moglie, e i due ne furono incantati. Così, davanti alla proposta di acquistare un pezzo di terra dove costruire una casa fra gli ulivi, accettarono subito.

«Benché fosse inverno, mi detti subito da fare e, trovati un maestro muratore e un garzone, li ingaggiai per tirare su i muri della casa, adoperandomi io stesso a dar loro una mano. Ricordo che portai a spalla i vetri delle finestre, di piccolo formato, impacchettati come mattonelle, camminando per qualche tratto sul lago ghiacciato», ha scritto Sassu nell’autobiografia «Un grido di dolore» (1998). Dove pure si legge: «In questa casa sul lago d’Iseo vissi per qualche tempo, circa un anno, con mia moglie, e vi trovai la quiete necessaria per dipingere parecchi quadri, specie di battaglie, anche se non pochi furono quelli d’altro soggetto.

Nell'autunno del '43 intraprende l’attività partigiana sul Lago d’Iseo con la 52ma Brigata Garibaldina.

"Amici e conoscenti furono miei ospiti o vennero a farmi visita nella nuova abitazione dove conobbero o ritrovarono persone perdute di vista. Si era formato un certo ambiente sulle sponde del Sebino […]. Pare possibile, ma in quel tempo di guerra, nel ’44-45, rimaneva un certo mercato per noi artisti, si vendevano quadri perché, nello sfascio generale e nella disperazione dei più, c’era della gente che guadagnava vere fortune». Non meno interessante la prosecuzione dell’impegno politico di Sassu, già tra i protagonisti del gruppo antifascista coalizzato intorno a «Corrente» e già arrestato dall’Ovra nel ’37: condannato a 10 anni per sovvertimento contro lo Stato, era stato graziato dal Re nel ’38 grazie agli interventi del padre Antonio, di Marinetti e vari amici, entrando però nel novero dei sorvegliati speciali. «Attraverso Minervino entrai in contatto con i partigiani della Valcamonica e precisamente con “Montagna”, un fotografo di Lovere, comunista, comandante partigiano di collegamento di quella unità combattente che poté essere rifornita di armi e munizioni», ha ricordato Sassu nelle sue testimoniando di aver portato bombe a mano da Milano ai partigiani sul lago, superando con timore blocchi di tedeschi a Bergamo e verso Lovere. Lì sul lago, nell’aprile ’45, assieme ai partigiani visse anche i primi giorni dell’attesa Liberazione, tornando poi subito a Milano trepidante per i suoi. Sassu me ne parlò il 4 luglio ‘87, lo accompagnavo a Pallanza — all’inaugurazione della mostra «Sassu e il paesaggio» — con la seconda moglie Helenita Olivares e il critico d’arte Silvio Riolfo Marengo, un comune amico di Savona.


Il noce - Zorzino - Aligi Sassu

BREVE BIOGRAFIA

Aligi Sassu (Milano, 17 luglio 1912 – Spagna, 17 luglio 2000). Nel 1929 si iscrive all’Accademia di Brera. Nel 1934 soggiorna per tre mesi a Parigi, visita una mostra di Matisse, studia presso i musei l’opera di Gericault, Cezanne e degli impressionisti ma soprattutto Delacroix. Nel 1935 torna a Parigi, cresce il suo impegno antifascista che, una volta rientrato in Italia, gli costerà il carcere. Nel 1947 si trasferisce in provincia di Varese, dove lavora intensamente e sperimenta nuove tecniche. Dipinge soprattutto caffè, quadri sacri e nascono un centinaio di ceramiche. Nel 1964 inizia il periodo spagnolo. Nascono le Tauromachie e i paesaggi dell’isola di Maiorca, altri soggetti, come la tematica mitologica, vengono rivisitati. Introduce la tecnica dell’acrilico, che gli permette di creare colori più vivi e luminosi. Nel 1973 crea le scene e i costumi dei Vespri Siciliani per il Teatro Regio di Torino e gli viene dedicata una sala nella Galleria d’Arte Moderna in Vaticano. Nel 1976 realizza due mosaici per Sant’Andrea a Pescara e nel 1977 espone a Rotterdam, Toronto e a Mallorca. Nel 1984 una mostra antologica al Palazzo dei Diamanti di Ferrara, verrà poi trasferita a Roma a Castel Sant’Angelo. Lo stesso anno un’altra grande antologica al Palazzo Reale di Milano. Altre esposizioni si svolgono a Siviglia, in Germania, a Madrid e in Canada. Nel 1986 espone alla XI Quadriennale di Roma, alla Triennale di Milano e completa le centotredici tavole sulla Divina Commedia, tre delle quali acquistate dal Museo Puskin di Mosca. A Monaco di Baviera una grande antologica con opere dal 1927 al 1985. Nel 1992, ottanta dipinti compongono una mostra itinerante in Sud America. Nel 1993 completa i “Miti del Mediterraneo”, murale in ceramica di 150 metri quadrati per la nuova sede del Parlamento europeo a Bruxelles. Il 1996 vede la donazione alla città di Lugano di trecentosessantadue opere: nasce la Fondazione Aligi Sassu. Il 17 luglio 1999 in occasione del suo ottantasettesimo compleanno si inaugura un’antologica a Palazzo Strozzi a Firenze.

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