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La leggenda di Zorzo, la chiesa di Sant'Eufemia e il Cimitero di Nigoline


FRA LEGGENDA E REALTA'

Zorzo era un omone, disertore dell'esercito austriaco, che vagò dalla Valcamonica fino a giungere in Franciacorta. Qui si stabilì nel monte dietro Palazzo Torri a Nigoline (Corte Franca), dormendo qua e la, riparandosi con ciò che la natura offriva. Si innamorò di una bella contadina dai capelli rossi ed ogni mattina, Zorzo, si recava a casa della giovane lasciando un mazzo di fiori sul davanzale della sua finestra.

Un giorno la contadina incontrò Zorzo, e spaventata dal suo aspetto selvatico lo rifiutò e fuggi. L'uomo si chiuse ancor più in se stesso e rifiutò completamente la vita comunitaria. Si dice che lo spirito di Zorzo vaghi ancora su questo monte inseguendo il fantasma dell'amata, e che ogni anno, all'anniversario della sua morte, una mano ignota lasci un fiore selvatico all'ingresso del cimitero di Nigoline.





















Tra i personaggi che prendono forma nei racconti dei nostri anziani c’è anche Zorzo(*), un omone che pare essere effettivamente vissuto tra il 19° ed il 20° secolo .


Si narra che, disertore dell’esercito austriaco, vagasse tra la Valle Camonica e la Franciacorta fino a stabilirsi sul monte Monte Alto, adattandosi a ciò che la natura gli offriva ed usando come dimora ripari di fortuna ( Cà del Diaol ?).


Qualcuno racconta che venne da queste parti come pastore alla ricerca di nuovi pascoli per il proprio gregge, qualcun altro invece dice che conobbe questi luoghi in occasione degli scambi che la gente di montagna proponeva ai contadini del piano: patate e castagne in cambio di grano e granoturco.


Altri raccontano che si innamorò di una bella contadina dai capelli rossi : ogni mattina all’alba, si dice lasciasse un piccolo mazzo di fiori freschi alla finestra della sua camera. La donna un giorno lo incontrò e, spaventata per la sua apparenza “selvatica”, fuggì. La delusione del non essere corrisposto aumentò il rifiuto dell’uomo verso ogni forma di convivenza comunitaria.

Tutti però concordano che il randagio fosse specializzato nel furto di animali da cortile, che accalappiava con l’abilità di una volpe, scavalcando muri e recinti specialmente di notte; spesso c’era chi lo aspettava con lo schioppo caricato a sale facendolo fuggire a “gambe levate”; come non mancavano le volte che burlasse i più benestanti, rinchiudendoli nelle loro stesse abitazioni. La “minaccia” di Zorzo impauriva i bambini e stimolava la loro diligente attenzione nell’assicurarsi che, la sera, gli animali domestici fossero tutti ben rinchiusi nei loro recinti e, soprattutto, le “galine nel puler ” che pare fossero le sue preferite.

Si dice che lo spirito di Zorzo vaghi ancora su questo Monte inseguendo il fantasma della sua amata e che, nell’anniversario della sua morte, una mano ignota lasci un fiore selvatico all’ingresso del cimitero di Nigoline (Sant’Eufemia) (*) La forma fonetica della “zeta” non esiste nel nostro dialetto e “z” si deve leggere come “s” di “rosa”.
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